giovedì 22 luglio 2010

Sole 24 ore: scegliere il mutuo giusto

Un bel forum (un pò lungo ) del sole 24ore su come orientarsi tra i tassi di interesse, le garanzie, l'ipoteca la portabilità e l'estinzione anticipata. Tanti argomenti da utilizzare dai meno esperti per argomentare con la clientela.
Buone vendite a tutti
Luca Gramaccioni


Se desideri ulteriori informazioni o suggerimenti oppure vuoi scambiare opinioni sul mondo della formazione per gli operatori immobiliari, contattami direttamente su gramaccioni@formazioneprofessionisti.com

lunedì 12 luglio 2010

Ma tu come Fai? (2)

....... continua
Parlare dei fatti ed evitare le opinioni
Nell’Analisi transazionale si dice che l’unica comunicazione possibile è quella “neutra”.
In effetti se raccontiamo ed argomentiamo su fatti conosciuti o conoscibili o comprensibili al nostro cliente, è impossibile che questi possa contestarli. Quando invece forniamo una nostra opinione, seppur giusta ed esposta correttamente, siamo sempre a rischio di interpretazione e, quindi, di rigetto delle nostre tesi. Non è meglio evitare di impelagarsi su cose che possano essere oggetto di rifiuto o critica?
Meditate gente…meditate….
Cercare sempre un feedback:
Domandiamoci sempre: ma il cliente sta ascoltando, capisce o è d’accordo?
Quando siamo insieme ai nostri clienti è sempre opportuno porsi per un attimo in “dissociato” (ovvero osservare la scena che stiamo vivendo dall’esterno, come se fossimo gli spettatori di noi stessi) e farsi delle semplici domande su come il cliente sta vivendo il nostro incontro e quale livello di attenzione ha raggiunto. Questo ci permetterà di “aggiustare il tiro” e di cercare di comunicare in modo più efficace
Fare un breve riepilogo ogni tanto
Repetita juvant, ripetere è utile. Questo concetto universale dell’apprendimento è utilissimo con un cliente che, secondo le nostre intenzioni ed interessi, dovrebbe ricordare: i vantaggi, i costi, i particolari, le modalità, le caratteristiche…..
Controllate pure se non ho ragione!


Come vedete cose molto semplici e banali: ma siete certi di usarle sempre?
Buone vendite a tutti...
Luca Gramaccioni
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mercoledì 30 giugno 2010

Ma tu come fai ?

Spesso molti colleghi mi chiedono suggerimenti per essere più efficaci negli incontri con i clienti. Ecco allora un piccolo elenco di indicazioni che dovrebbero essere utili sia a neofiti che ad esperti:
Parlare come il cliente.
Troppo spesso l’Agente si riempie la bocca di paroloni che spesso, hanno il solo scopo di fare “ bella figura e che, tropo spesso, finiscono per indispettire o intimorire il cliente.
Provate a parlare il gergo ed il tipo di linguaggio usato dal cliente: è certamente il modo più efficace di gettare le basi di un buon rapporto.
Come iniziare? Chiaramente ascoltando attentamente !!!!
Dare solo le informazioni necessarie
Troppo spesso, in un eccesso di zelo professionale, si riempiono le orecchie del cliente con un sacco di informazioni, spesso inutili anche se importanti e corrette.
Quante cose volete che un cliente tenga a mente alla fine dell’incontro? Meglio preparare dei fogli contenenti le informazioni da lasciare al cliente e puntare sulla costruzione di un buon rapporto personale.
Seguire la logica “dal chunk grande al piccolo chunk”
Il chunk (pron. ciank) non è altro che un piccolo pezzetto di informazione. Per essere efficaci bisogna partire dallo spiegare lo stato generale di una cosa e finire al particolare che interessa. Ad esempio se non spieghi quali sono le imposte che lo Stato richiede, come fai a spiegare le eventuali agevolazioni?
Attenzione a non partire da Annibale e le guerre puniche per arrivare a Lippi e la disfatta al Mondiale !!!     
Parlare dei fatti ed evitare le opinioni
Nell’Analisi transazionale si dice che l’unica comunicazione possibile è quella “neutra”.
In effetti se raccontiamo ed argomentiamo su fatti conosciuti o conoscibili o comprensibili al nostro cliente, è impossibile che questi possa contestarli. Quando invece forniamo una nostra opinione, seppur giusta ed esposta correttamente, siamo sempre a rischio di interpretazione e, quindi, di rigetto delle nostre tesi. Non è meglio evitare di impelagarsi su cose che possano essere oggetto di rifiuto o critica?
Meditate gente…meditate….
Cercare sempre un feedback:
Domandiamoci sempre: ma il cliente sta ascoltando, capisce o è d’accordo?
Quando siamo insieme ai nostri clienti è sempre opportuno porsi per un attimo in “dissociato” (ovvero osservare la scena che stiamo vivendo dall’esterno, come se fossimo gli spettatori di noi stessi) e farsi delle semplici domande su come il cliente sta vivendo il nostro incontro e quale livello di attenzione ha raggiunto. Questo ci permetterà di “aggiustare il tiro” e di cercare di comunicare in modo più efficace
Fare un breve riepilogo ogni tanto
Repetita juvant, ripetere è utile. Questo concetto universale dell’apprendimento è utilissimo con un cliente che, secondo le nostre intenzioni ed interessi, dovrebbe ricordare: i vantaggi, i costi, i particolari, le modalità, le caratteristiche…..
Controllate pure se non ho ragione!


Come vedete cose molto semplici e banali: ma siete certi di usarle sempre?
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giovedì 3 giugno 2010

VALI QUANTO PENSI?

“Ci sono tre cose estremamente dure: l’acciaio, i diamanti e conoscere se stessi” B.Franklin
Per verificare in che misura una persona creda di sapere più di quanto in realtà non sappia, è sufficiente fargli fare un questionario. Fornita la risposta a una questionequalunque , le si chiede di esprimere in termini percentuali, il grado di fiducia che ripone nella bontà della risposta che ha fornito. Confrontando l’effettiva esattezza delle risposte, con il livello di fiducia ad esse associate è quindi possibile stabilire quanto una persona sia calibrata nei propri giudizi. In generale i giudizi ben calibrati sono l’eccezione, non la regola. La maggior parte delle persone si dichiara infatti certa al 100% di giudizi che si rilevano corretti non in più del 70-80% dei casi.
Non sono dati da sottovalutare. Le decisioni più sciagurate infatti sono quelle che prendiamo non quando non sappiamo qualcosa, ma quando crediamo fallacemente di sapere. La vera insidia sono le false certezze, anche ( e sopratutto) quando riguardano noi stessi.
Se consapevolmente sappiamo  di non sapere qualcosa, possiamo rivolgere la nostra attenzione ed energia a cercare di sopperire a questa carenza.
Ma se non sappiamo di non sapere, resteremo passivi nella nostra beata ignoranza che continuerà a fornirci scarsi elementi per emettere giudizi equilibrati.
In conclusione l’equilibrata valutazione di te stesso è un prerequisito fondamentale per imparare ad imparare.
Buone vendite a tutti....
Luca Gramaccioni
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giovedì 1 aprile 2010

MAPPE MENTALI & c.

Le mappe mentali nascono dal presupposto   che il nostro cervello non processa le informazioni in modo lineare, ma contemporaneo; le mappe ci permettono di utilizzare parole, immagini e colori in modo da coinvolgere anche le aree del cervello solitamente non utilizzate durante determinati processi come quelli di organizzazione delle infomazioni.
Una persona tendenzialmente razionale utilizza prevalentemente schemi e logiche lineari. Ma,come abbiamo visto, i processi del nostro cervello sono simultanei, non lineari. Quindi per utilizzare al meglio il nostro potenziale mentale è necessario coinvolgere contemporaneamente sia la nostra parte, diciamo così, più creativa sia quella più razionale.
Durante la nostra crescita, personale e professionale, tendiamo a sviluppare maggiormente alcune caratteristiche a scapito di altre. Per questo motivo siamo soliti identificare alcune persone come più creative di altre; oppure consideriamo qualcuno particolarmente logico o razionale.
Parlare e leggere, ad esempio, sono processi lineari: scandiamo una parola alla volta, una dopo l’altra. Allo stesso modo leggiamo o ascoltiamo le parole in successione, in modo lineare appunto.
Per questo motivo la maggior parte di noi ha imparato a schematizzare e riassumere le informazioni solo in forma lineare (ad esempio attraverso schemi numerati, schemi di flusso, ecc. ecc.) Si tratta tuttavia di un metodo spesso noioso, poco efficace e che non utilizza al massimo le potenzialità del nostro cervello.
Perché?
Perché così facendo non coinvolgiamo la parte più creativa del nostro cervello! Buzan suggerisce quindi di abbandonare gli schemi lineari e passare alla forma radiale: da un’idea centrale si diramano verso l’esterno le informazioni connesse.Ogni ramo può diventare a sua volta il centro di una nuova “esplosione” di informazioni e così via.
Organizzando le informazioni in questo modo puoi vedere tutto subito in un’unica pagina. Non è più necessario sfogliare diverse pagine di appunti per trovare il contenuto che cerchi.
Inoltre, per coinvolgere pienamente entrambi gli emisferi del cervello, Buzan suggerisce di utilizzare i colori. Un colore diverso per ogni ramo che parte dal centro.
E se tornare ad utilizzare matite e pennarelli puoi sembrarti strano, cosa ne dici di ricominciare anche a disegnare?
Ebbene sì! Per stimolare ed aiutare ulteriormente la memoria a fissare le informazioni contenute nella mappa non c’è nulla di meglio di utilizzare dei veri e propri disegni per rappresentare i concetti espressi nello schema.
Fare le mappe mentali ci fornisce una scusa per giocare; sono un cottimo alibi per giustificare matite e pennarelli colorati in bella vista sulla nostra scrivania ma, soprattutto, utilizzare questo strumento permette al nostro cervello di esprimere molto di più del suo infinito potenziale.

lunedì 1 marzo 2010

Sei un vero capo?


Sapevate che la leadership incide su tutto?
Avete quello che serve per essere un vero capo?
Come fate ad esserne all’altezza?
Imparariamo 3 cose sulla leadership:

1. I veri leader influiscono sulla crescita degli altri. Chi ha sperimentato almeno un po’ l’aiuto di un vero capo crescerà negli anni a venire. Un vero capo ha dei modi che riescono ad infondere fiducia negli altri. Un vero capo cerca le forze degli altri e li aiuta a svilupparle, addirittura maggiormente. Un vero capo prende le debolezze degli altri e le trasforma.
Immaginate di imbattervi in qualcuno con cui avete avuto il privilegio di lavorare, che sia stato il vostro Mentore, negli anni e durante le vostre varie vicissitudini. Li ascoltate mentre condividono il modo in cui le loro vite sono cambiate e continuano a farlo e tutto grazie ad un qualche ruolo che avete avuto nella loro vita. Quando mettete gli altri al primo posto, è un privilegio condividerne la crescita. La vostra influenza avrà davvero un certo impatto negli anni a venire.
2. I veri capi non sono al potere per la gloria o per la popolarità. Essere un vero capo non è sempre facile. Ci sono giorni in cui sembra che tutto stia andando male e vi chiedete se avete l’approvazione completa. Avete mai avuto di queste giornate? Niente sembra andare bene. Ma poi, c’è una luce alla fine del tunnel ed essere un vero capo può anche ricompensare. Magari sentirete un “grazie” o forse un dipendente che combatte da tanto per raggiungere il successo finalmente sfonda e vi dà il suo 100%. Un vero capo fa tutto ciò che serve per aiutare gli altri nelle loro imprese.
3. I veri capi devono essere degni di fiducia. E’ davvero raro trovare un capo/datore di lavoro che tiene davvero ai suoi dipendenti. Alcuni capi non cercano ciò che è meglio per i loro dipendenti. Alcuni capi sono solo affamati di soldi. Alcuni capi vogliono solo che gli altri li facciano apparire buoni così possono dare a se stessi una pacca sulla spalla. Un vero capo comanda con il cuore, non con l’egoismo. Immaginate un posto di lavoro in cui il vero capo è rispettato e quindi ogni dipendente vuole dare il meglio assoluto di sé. L’atmosfera in quel posto di lavoro sarà assolutamente strabiliante! Dimostrate di essere degni di fiducia e guadagnerete il rispetto degli altri.

Essere un supporto per gli altri è un ottimo modo per dimostrare la vostra vera leadership. Pensate a come potete influenzare coloro che sono alle vostre dipendenze in modo positivo. Mostrate apprezzamento per un lavoro ben fatto. Certamente tutti quanti apprezzano il fatto di sentire che un lavoro è svolto nel migliore dei modi. Offrite degli incentivi. Se un dipendente, in un mese intero, non fa mai tardi, ricompensatelo con una tessera regalo per un ristorante. Se volete vedere un aumento nelle vendite, organizzate un concorso il cui premio sia un buono per un soggiorno gratis in albergo. Ricordate, negli anni a venire sentirete storie di persone la cui crescita è stata continua -e tutto perché vi siete presi un po’di tempo per comandare con il cuore e non con l’egoismo.
di Luigi De Rubertis

sabato 20 febbraio 2010

DI QUESTI TEMPI ......

  Non se ne può più di considerazioni basate sull’assioma “…in questi tempi duri”….
Convinciamoci di questo, capi, i tempi sono così perché esistiamo noi. Più parliamo di quanto i tempi siano difficili, più probabilmente il nostro approccio al lavoro diventerà vittimista. Diamo il meglio di noi quando catalizziamo il progresso, quando creiamo ambienti che aiutano le persone, le squadre e i processi a fare un ottimo lavoro insieme. Invito tutti i capi, qualsiasi ruolo ricoprano nelle agenzie, a sposare l’opportunità di essere più grandi di quanto si potesse mai credere o di quanto fosse possibile.
Eccovi dieci domande che potete fare a voi stessi e al vostro team per attuarne il processo:
• Qual è l’opportunità che non vediamo? Come potremmo imparare da altre aziende, sia concorrenti che no?
• Come possono le nuove tendenze di comunicazione e di lavoro tra le persone aprire nuove strade per il miglioramento della nostra organizzazione? Che aspetto ha il nostro posto di lavoro quando siamo concentrati e in azione?
• Quando una riunione è piatta e superficiale, che cosa sta succedendo? Che cosa pensano e non dicono le persone? Quale domanda potrei fare in grado di vivacizzare nuovamente la discussione? Che cosa potrebbe succedere se avessi il coraggio di fare questo?
• Qual è il mio “lavoro migliore” e come posso accertarmi di averlo compiuto oggi? Come posso mettere il mio staff nelle condizioni di fare il loro lavoro migliore?
• Se dovessimo ricostruire questa azienda da zero, come la progetteremmo? Che cosa faremmo se non avessimo il problema delle risorse?
• Qual è l’idea più pazza che potrebbe proprio funzionare?
• Quali sono le barriere più fastidiose/dannose che si presentano al mio team proprio in questo momento e come posso ridurle o rimuoverle?
• Qual è il mio manifesto (la filosofia guida e passione) come capo e come posso assicurarmi che il mio team lo capisca? Qual è il manifesto del mio team?
• Che cosa è possibile adesso che non lo era lo scorso anno/mese?
• Il mio team è concentrato sul lavoro che è in quel momento più importante? Come posso ottimizzare il modo di impiegare il nostro prezioso tempo?

Fate una vostra lista di domande e portatele alla prossima riunione o occasione di incontro del team. Scegliete una di queste domande da inculcare in un piccolo gruppo di persone con il vostro stesso ruolo. Mettete una copia di questo articolo nella casella di tutti!
Le grandi domande aiutano a generare conversazioni produttive e le conversazioni sono la moneta per realizzare le cose. Siamo capi perché facciamo sì che accadano le cose che non accadrebbero se non ci fossimo. Siamo portati a creare, modellare e catalizzare l’eccellenza.
Non ci difendiamo. Non facciamo le vittime. Prendiamo l’iniziativa di fare tutto ciò che ci vuole per fare una differenza significativa e positiva e abbiamo più opportunità di farlo oggi più che mai.
Come diceva il grande Enrico V nel dramma di Shakespeare, “Tutto è pronto se lo è anche la nostra mente”. E non dimentichiamo la risposta di Westmorland “perisca l’uomo la cui mente adesso è arretrata!”.
E questo è semplicemente vero………

mercoledì 10 febbraio 2010

domenica 31 gennaio 2010

SONO UN COMUNICATORE ALL'ALTEZZA?

Ci sono delle modalità per divenire degli abili comunicatori? Quali le tecniche?
Divenire dei buoni comunicatori, certamente non è semplice. E' necessario essere equipaggiati di abitudini, strumenti e strategie.
Le abitudini, modi costanti di operare sono divisibili in due sottocategorie: positive e negative. Le prime sono quelle che favoriscono la disciplina mentale, la dinamica dell'interattività e la gestione del tempo. Vengono rafforzate con il costante allenamento.
Le seconde, le negative, sono gli ostacoli che rendono inefficace una relazione verbale tra gli individui come la tendenza alla dispersività e all'illogicità dei ragionamenti o la tendenza a fare monologhi. Gli strumenti per realizzare una comunicazione efficace sono dati dall'insieme di modalità operative o accorgimenti atti a favorire la comprensione reciproca. Tra questi: il training; la chiarezza espositiva; la passione (slancio ed energia); il ricorso alle pause; il porre domande; la gestualità. Grazie ad una costante applicazione ed a un costante esercizio è possibile potenziare la capacità espressiva e la chiarezza espositiva, evitando errori di natura sintattica e comportamentale: generalizzazioni, frasi fatte e costruite in modo negativo (NON credo, penso di NON…); adulazioni; espressioni offensive; monologhi.
Bisogna ricordare che è buona norma abituarsi a usare la gestualità e il linguaggio non verbale per conferire maggiore enfasi e intensità alla comunicazione.
Le strategie rappresentano l'insieme di atteggiamenti, procedure linguistiche di eccellenza che sono finalizzate al raggiungimento del rapport (empatia con l'interlocutore) e dell'obiettivo prestabilito.
Tra le strategie comportamentali e linguistiche atte ad instaurare un livello comunicativo adeguato e funzionale al successo, bisogna ricordare:



  • Il rapport è il processo attraverso cui si stabilisce un buon rapporto personale, basato sulla fiducia e sull'accordo. 

  • In alcuni casi avviene in modo spontaneo ed inconsapevole. Ciò è evidente nel fenomeno del rispecchiamento: si emula il modo di fare dell'interlocutore, si diventa lo specchio dell'altro, per esempio quando si assumono le sue stesse posture. 

  • Il campo affermativo è la tecnica che permette di aumentare le probabilità di ottenere l'assenso in una comunicazione usando termini "generici e generali" in grado di rimandare a differenti contesti simultaneamente. Per esempio dire "questo prodotto è tra i più competitivi", invece di "questo è meglio di quello che possiede lei". 

  • Il modello negativo ed il potere del no è una cattiva abitudine, poiché l'uso di avverbi e locuzioni di carattere negativo come "no, nessuno/a, non, neppure" non si favorisce la creazione del rapport. La mente dell'interlocutore registra, infatti ciò che diciamo, non il suo senso. Dire "Fai così piuttosto che…" al posto di "Non fare questo..". 

  • Le metafore. L'utilizzo di metafore nel discorso aiuta l'interlocutore a comprendere meglio le emozioni della persona con cui interagisce. 

  • La sensorialità. Per rendere il nostro linguaggio piacevole e di impatto è indispensabile ricorrere a parole che creino immagini e sensazioni nell'interlocutore. Bisogna rendere l'esposizione logica e al contempo emotiva. Utilizzando espressioni di tipo visivo, uditivo e cinestesico, si riuscirà a rendere il linguaggio aderente alla realtà , creando un ponte tra noi, le nostre emozioni e gli individui che abbiamo di fronte. 

  • Il presente. Declinare al presente ogni predicato verbale rendere la comunicazione estremamente semplice e funzionale dal punto di vista logico e funzionale. E' bene utilizzare il presente anche quando si parla di situazioni che daranno risultati a lungo termine. 

  • Le direttive implicite sono quelle modalità che permettono di comunicare in maniera direttiva senza essere scontrosi. Questo è possibile tramite la presenza di avverbi o preposizioni (fino a quando, quando, domani, il prossimo mese), che attribuiscono all'evento un limite temporale, in modo da trasmettere all'interlocutore un modo in cui si intenderà gestire una situazione. Le direttive implicite contribuiscono a creare un'aspettativa positiva nell'interlocutore.

venerdì 29 gennaio 2010

Mario Breglia: il Mercato Immobiliare nel 2010

Mario Breglia, presidente e fondatore di Scenari Immobiliari, spiega le previsioni 2010 dopo un anno molto difficile.


domenica 10 gennaio 2010

Mercato Immobiliare 2010


Analisi trovata in rete: c'è da meditare per il futuro....
Buone vendite a tutti
Luca Gramaccioni
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